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La data del 21 maggio 1996 è quella ufficiale, il momento in cui 15 persone posero la loro firma su un documento che segnerà la nascita di una sezione Unitre a Sant’Antonino, sotto l’egida della sede autonoma di Almese. Erano presenti Maria Grazia Botalla, Luigi Buonocore, Evelina Carnino, Gilda Col, Piero Del Vecchio, Giovanna Fossati, Lucia Garnero, Vera Giovale Merlo, Maria Rosa Ostorero, Giuseppe Pangrazi, Renata Pent, Carlo Picco, Antonuccia Roglio insieme a Irma Maria Re e Marisa Riganti rispettivamente presidenti della sede nazionale e di quella di Almese. Eravamo nella sala lettura della Biblioteca Comunale sede dell’Associazione per quasi due anni, verbalizza l’incontro Lucia Garnero.
Fu l’inizio della nostra attività ufficiale ma anche la conclusione di un lavoro preparatorio altrettanto importante iniziato diversi mesi prima in occasione di una serie di incontri con l’amministrazione guidata da Giampaolo Corciarino e l’assessore alla cultura Sabrina Farci, di qui l’idea di agevolare la nascita di una sede Unitre a Sant’Antonino per favorire l’incontro tra le generazioni e le iniziative culturali in paese.
Ero però consapevole che l’Unitre non poteva che nascere dalla libera iniziativa dei cittadini di Sant’Antonino  e che andava tenuta lontana da scopi di lucro e politici ed avere il consenso di una sede accreditata presso l’Ufficio Nazionale. Potevamo dare vita ad una nuova Associazione culturale, iniziativa ugualmente lodevole, ma non con le caratteristiche dello Statuto Unitre. Scelsi l’Unitre.
Inizio a parlarne agli amici: Giovanna Fossati, Antonuccia Roglio, Luigi Buonocore che a loro volta fanno altri nomi: Evelina Carnino, Maria Rosa Ostorero; poi estendo l’invito ad alcune persone in qualche modo rappresentative di differenti interessi culturali e sociali in paese, non tutte seguiranno l’iniziativa. È la primavera del 1996.
Il primo incontro ufficiale avviene presso la sala consiliare il 22 aprile dove si concorda di inoltrare formale richiesta alla sede di Almese, si indicano le linee guida del primo anno accademico. La settimana successiva si predispone un programma di massima, il 7 maggio è pronta la richiesta alla sede nazionale.
Dopo una serie di contatti e di chiarimenti tra tutti i protagonisti istituzionali sul ruolo di ciascuno, sia la sede di Almese sia quella di Torino decidono di accordare l’assenso: il 29 maggio il gruppo promotore e il Direttivo si presentano al pubblico presso la palestra comunale. Ospite d’onore il noto poeta e piemontesista Camillo Brero, Irma Maria Re, Marisa Riganti e l’Amministrazione comunale. Fu un successo. C’era molta attesa ed entusiasmo in tutti noi e nel pubblico, come se tutti sentissimo finalmente espresso il desiderio di veder nascere iniziative volte ad arricchire le proprie conoscenze e curiosità. L’Unitre, credo, ha saputo interpretare bene queste esigenze e ha colmato una carenza culturale dimostrandosi ben presto un’Associazione propositiva, ben organizzata e affidabile. Non passa un mese e la comunità Montana Bassa Valle di Susa, rappresentata dall’assessore Walter Berardo, domanda alle Unitre della Valle e ai Comuni una ricerca sulla cucina e le ricette tradizionali del nostro territorio. Ne nasce un testo di 60 pagine “Le ricette della tradizione valsusina” e un itinerario gastronomico – entrambi curati da noi – da offrire in omaggio ai visitatori dello Stand della Comunità Montana allestito in occasione dei Mondiali di Sci Sestrieres 1997 e una “merenda sinoira” presso la palestra comunale il 9 novembre alla presenza di 160 persone, con gli interventi del poeta Mario Paris e di Suor Germana. Nel frattempo avevamo organizzato la mostra presso il Centro Anziani con il titolo “Oggi sposi” (623 firme sul Quaderno visitatori) con abiti e fotografie d’epoca in occasione della Festa Patronale – iniziativa che ripeteremo per altri due anni con “I coscritti erano così” e “Valichi e paesaggi alpini: quando in montagna si andava a piedi” sempre con grande successo -, inaugurato il primo anno accademico e gettato le basi per il Primo Itinerario Presepistico della Valle di Susa con l’esposizione contemporanea di presepi di piccole dimensioni, provenienti da tutto il mondo, presso i negozi di Sant’Antonino e l’edificio “Picco Tonot” ancora presente al centro dell’attuale piazza don Oreste Cantore.
Il primo anno accademico ebbe un successo di pubblico superiore alle aspettative, con una presenza alle conferenze mediamente superiore alle 35/40 unità. Presi dall’entusiasmo, in realtà ne eravamo sempre completamente immersi, avviammo anche una collaborazione con le scuole elementari e medie del paese sui temi della cucina tradizionale poi conclusasi con una mostra e uno spettacolo. Insomma, fu un anno intenso: non avevamo una sede propria, le decisioni più importanti andavano condivise con la sede di Almese (che comunque ci sostenne sempre, tanto che essa stessa ci suggerì l’autonomia dopo soli tre anni di “praticantato”, cosa che avvenne con lettera del 10 maggio 1999), il Direttivo era ancora nella fase di rodaggio e l’inesperienza, i legami ancora fragili ci esponevano a maggiori difficoltà ed errori. Ma fu anche un bene, nel senso che la continua attenzione sulle cose da fare unito al consenso del pubblico che comunque ci incoraggiava, ci indussero subito ad essere molto attenti ed autocritici nel tentativo di costruire un metodo efficace e condiviso, dare, in altre parole, uno “stile” all’Unitre.
Uno stile che ancora oggi, a distanza di 10 anni, ci caratterizza e ci ha consentito di superare momenti difficili – anch’essi presenti – di favorire, senza traumi, il ricambio interno al gruppo e la continuità delle proposte.
Guardando ora gli appunti di allora, i verbali e le fotografie, confermo quello che ho detto qualche volta agli amici e al Direttivo: rifarei tutto daccapo, senza cambiare nulla.
18 maggio 2006
Piero Del Vecchio
(scritto in occasione del decimo anno di attività)