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sagracanestrello2In Valle di Susa, a livello di valorizzazione del prodotto tipico, il marrone per Villar Focchiardo e la toma per Condove hanno fatto da apripista. Poi, col trascorrere degli anni, sono arrivati tutti gli altri, canestrello
compreso. Che nel 1998 ha iniziato la sua “avventura pubblica”, uscendo dalle quattro mura domestiche che per anni ne hanno gelosamente custodito la tradizione. Risale ad allora, infatti, la prima edizione della sagra. Nata certamente sulla scorta dei successi ottenuti da Villar Focchiardo e Condove, questa manifestazione ha mosso i primi passi in punta di piedi, senza pretese da capogiro. L’obiettivo è sempre stato il medesimo: valorizzare un’antica tradizione radicata nella comunità, agganciandola alla domenica della festa di S. Pancrazio. Al suo debutto l’evento è piaciuto. Si è deciso di ripeterlo, di farlo diventare un appuntamento fisso. Fino al 2002 ed al suo inserimento in “GustoValsusa”, il circuito promozionale che racchiude tutte le rassegne enogastronomiche dei prodotti tipici del territorio.
“In origine, probabilmente non era voluto che la sagra del canestrello diventasse quello che è oggi - commenta il sindaco Lionello Gioberto - o forse, più semplicemente, era un bel sogno da coltivare. Ricordo che nella prima metà degli anni ’90, nella domenica della festa di San Pancrazio, era stato organizzato un mercatino equo-solidale con bancarelle ed espositori di vario tipo. Tra questi c’erano anche i produttori di canestrello: la loro presenza aveva suscitato molto interesse, oltre che un certo ritorno. Poi la Pro loco, d’intesa col Comune, ha avuto il coraggio di lanciarsi nell’idea di una sagra a tema, che si è dimostrata vincente. E tutto questo ha contribuito a sviluppare una maggiore consapevolezza dell’importanza che il canestrello ha per Vaie, dove attorno al biscotto tipico si è sviluppato un vero e proprio sistema produttivo,
capace di creare opportunità di lavoro”. Abbinato alla sagra c’è poi il “Canestrello d’oro”, di cui fino alla scorsa edizione si è sempre occupata la Pro Vaie e che per questa nona edizione sarà gestito all’Università
della terza età. Al di là dei premiati, il concorso possiede da sempre un unico, indiscusso vincitore: il canestrello, inteso come tradizione familiare che si tramanda di generazione in generazione, non come prodotto commerciale. Le imprese sono infatti escluse dal concorso, riservato esclusivamente alle “canestrellaie” che ogni anno, con l’arrivo di San Pancrazio, rispolverano i loro ferri per sfornare canestrelli,
come vuole l’antica tradizione.
Ma anche il biscotto in sé ha vissuto la sua personale evoluzione. Per le prime due edizioni il concorso è stato a categoria unica. Poi alla versione tradizionale (aroma di limone, spessore di un centimetro e diametro variabile dai 6 ai 9), si è aggiunta quella del cosiddetto “canestrello fantasia”, che include tutte le possibili varianti rispetto ai canoni previsti dal disciplinare: “Anche le aziende producevano già canestrelli dal sapore e dalle dimensioni diverse rispetto a quello tradizionale - sottolinea Giuseppina Agostino, ex presidente della Pro Vaie - così abbiamo optato per questo doppio premio, con l’intento di dare spazio all’estro che, come in tanti altri campi, si manifesta anche nell’arte del canestrello”.
 
Tratto da “Vaie e il suo canestrello”, maggio 2006.
(chi è interessato al Quaderno, scriva all’Unitre)